La mia primavera in Toscana

Un’altra primavera si è conclusa e, come ogni anno, mi trovo a tirare le somme. Non tanto su come sia stata la mia fotografia durante questo periodo, ma su come questa primavera appena trascorsa abbia arricchito il mio personale rapporto con la mia terra: la Toscana.

Già, perché crescere come fotografi è importante ma il mio legame con la mia regione è un qualcosa che va ben oltre la fotografia – o forse inizia ben prima della fotografia stessa: con l’osservazione.

Osservazione di una terra, di come cambia, di come si evolve, di come le stagioni – ed il tempo – continuano a plasmarla. E di come anch’io cambio attraverso di Lei: cambia il mio occhio, la mia sensibilità, il modo in cui rivolgo il mio obiettivo verso la Toscana.

Ecco quindi alcuni scatti che ritengo significativi di questa ultima primavera trascorsa a fotografare la Toscana. Spero vi piacciano! Fatemi sapere la vostra nei commenti, che leggo sempre molto volentieri.

LA FIORITURA DELLA SULLA IN VAL D’ORCIA

La sulla è una fioritura che ogni anno attendo con grande ansia: le colline della Val d’Orcia si tingono quindi non solo del verde acceso dei campi, non solo del giallo della colza, ma del rosso vivo della sulla, creando spesso giochi di contrasti incredibili, specialmente sotto la luce dorata. Quello che amo delle fioriture della Val d’Orcia è che ti “obbligano” all’esplorazione: quasi mai si ripetono di anno in anno, e questo mi porta a non fermarmi mai alla “solita” composizione, al “solito” spot, ma a cercare sempre nuove combinazioni, sempre strettamente legate alla stagionalità. È un modo magnifico per osservare i “tuoi” paesaggi cambiare.

LE FORME DEL GRANO

Così come la stagionalità rende unici gli scatti, se hai la pazienza di cercarteli, anche le forme sul grano sono diverse tutti gli anni, e non sai mai cosa poterti aspettare da questo o quel campo. Qui siamo nelle Crete Senesi, dove ho raggiunto uno spot anche abbastanza famoso ma non tanto per riprendere il maestoso paesaggio e le “epiche” strade bianche, piuttosto per cercare con il teleobiettivo lo scatto “irripetibile” quello che dura poche settimane, a volte pochi giorni, e quando la stagione va avanti, non è più fattibile. La fotografia di paesaggio, spesso considerata “statica” o fatta di “paesaggi immutabili”, è in realtà estremamente dinamica, piena di occasioni inaspettate per scatti irripetibili. Quel campo, con quella tonalità, con quelle forme, non sarà più così, mai.

LA MAGIA DELLA NEBBIA

La nebbia è sempre la grande incognita del paesaggio toscano in primavera. A volte crea la magia (come in questo caso) altre volte ti fa tornare a casa a mani vuote a causa visibilità zero (come molti altri casi che non vedete mai nei video su YouTube!)

Ma quando crea magia, allora, ti “dona” fotografie senza neanche doverle cercare. A volte, in quei casi, è sufficiente saper scattare non solo con il “classico” 24-70 ma anche e soprattutto con un teleobiettivo (specialmente sopra i 200mm), e le foto praticamente “si fanno da sole”. Nella foto qui sopra vedete appunto il paesaggio ripreso con una lente più “breve” (se non ricordo male intorno ai 70mm) e qui sotto invece lo scatto di cui mi sono innamorato quella mattina, mentre insegnavo ad un workshop: solo linee. Il connubio nebbia + teleobiettivo cambia, trasfigura le colline toscane e le trasforma in qualcos’altro. Che poi penso sia il massimo, quando riusciamo a farlo con una fotografia.

ASTRATTI, ASTRATTI E ANCORA ASTRATTI!!!

In questa ultima primavera, mi sono concentrato maggiormente, rispetto al passato, allo scatto con il teleobiettivo e alla ricerca di “piccoli” paesaggi astratti. Ho cercato di disinteressarmi del paesaggio “evidente”, grande, davanti agli occhi di tutti, per inseguire invece quei mini-paesaggi che spesso mi ero prefigurato nella mia mente.

C’è stata un’uscita in particolare, un magnifico pomeriggio fotografico nella zona di Volterra, in cui queste “visioni” si sono realizzate in gran numero, con mia grande gioia e soprattutto stupore. Visioni ispirate soprattutto dai capolavori di Franco Fontana, che mi ero costruito con la mia mente e che quindi sono riuscito a “vedere” prima ancora di mettere la macchina sul treppiede. Queste 3 foto che seguono, infatti, sono nate in questo modo. Tutte foto in qualche modo “immaginate” ben prima di vedere la scena e ben prima che la luce effettivamente colpisse il sensore. Anche questo penso sia un ottimo esercizio, specialmente in una zona che magari abbiamo fotografato molto e che abbiamo paura non possa avere più molto da offrirci. È il nostro sguardo che crea sempre nuove foto degli stessi paesaggi, e questo è stato un esempio molto evidente e – soprattutto – appagante!

Fatemi sapere cosa pensate nei commenti e se ci sono foto che vi hanno raccontato qualcosa, o se anche voi vi siete trovati mai ad osservare il “vostro” paesaggio mutare con le stagioni e con il tempo, o se anche voi vi siete trovati mai ad immaginare una foto prima ancora di poterla scattare!

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